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"Le mani di Vincent"

marzo  1989

Un atmosfera tetra,cupa,resa tale dalla disperazione della povertà,dalle mani stanche e denutrite di quei contadini che mangiano patate.

Un atmosfera che mi ha turbata profondamente che mi ha fatto penetrare nell'anima di coloro che sono i protagonisti ,contadini olandesi vissuti un secolo fà.

Una luce strana,tenue,ma presente ,in ogni suo più piccolo particolare.

Faccio ancora qualche passo e mi ritrovo in un paesaggio fantastico,dove la luce del sole risplende in tutta la sua forza,

dove il colore prende il possesso e la forma delle più incredibili sensazioni: un immenso campo di grano giallo come l'oro e cosparso di mille papaveri ,rossi ,come il fuoco dell'inferno,un susseguirsi incredibile di immagini e colori,passo dopo passo un incomprensibile variazione di stati d'animo,dalla disperazione alla tranquillità,dalla passione alla follia;tutto questo mi ha coinvolta a tal punto da lasciarmi credere di essere passata attraverso l'anima di un uomo vissuto cento anni fà,l'anima di Vincent Van Gogh,un uomo,un artista o forse semplicemente una forza della natura.

=Oh! Vincent ,mi chiedo come hanno potuto le tue mani dipingere l'emozioni,come sono riuscite a parlare così chiaramente di te ,di quello che hai vissuto e sofferto e come possono riuscire a sconvolgere le persone adesso,dopo che è passato un secolo dalla loro scomparsa?    Le tue mani ,forse magre e deboli ma instancabili,come hanno potuto rappresentare la vita e la morte,la sofferenza e la tranquillità,cos'avevano le tue mani di così immenso,come potevano essere in grado di racchiudere i confini dell'universo in una semplice tela?.........ma sì, certo ,ecco perché……..perchè le tue mani seguivano le parole del cuore ,sempre alla ricerca di un mondo che non poteva esistere nella realtà,alla ricerca di quella giustizia umana che non è mai esistita e non esisterà mai,troppe poche persone lo capirono quando eri in vita.

Grazie Vincent ,grazie per quello che ci hai lasciato grazie di aver vissuto solo per dipingere, grazie di avermi fatto capire che cosa significhi essere un artista.Non dimenticherò mai i tuoi quadri e le emozioni che costudiranno in se per l'eternità.

Tu non esisti più da cento anni ma la tua anima è viva più che mai,dentro le favole e gl'incubi che hai saputo raccontare con un pennello e una tela.

Ecco chi è un vero artista una persona come te che può vivere e anche morire  solo per dipingere,per creare un mondo fantastico come quello in cui  io mi sono trovata durante una piovosa e cupa domenica di marzo.

Sono felice ,perchè anche se mi rendo conto che forse non sarò mai una vera artista ,almeno posso comprendere l'arte e per questo vedere il mondo anche con occhi diversi.

                                              Debora

 

 

 

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